Disfunzione erettile: iniezione di staminali meglio del Viagra

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Disfunzione erettile: iniezione di staminali meglio del Viagra

Uomini operati per cancro della prostata mostrano un recupero duraturo dell’erezione. Si tratta dei primi test, servono altri studi

Addio impotenza: per sconfiggere la disfunzione erettile potrebbe bastare una iniezione di cellule staminali. L’innovativa terapia, sperimentata su uomini operati per cancro della prostata, determina un recupero dell’erezione anche nei casi più difficili che non rispondevano ai farmaci, consentendo di riassaporare le gioie del sesso per almeno un anno. Lo dimostrano i risultati di uno studio danese presentato dai ricercatori dell’Università di Odense in occasione della conferenza dell’Associazione europea di urologia (EAU) a Londra.

Un problema molto diffuso

La disfunzione erettile colpisce quasi la metà degli uomini tra i 40 e i 70 anni, con effetti più o meno evidenti. Diverse le cause, che vanno dalla rimozione della prostata all’ipertensione, dal diabete alle malattie cardiovascolari. Per affrontare il problema oggi sono molto utilizzati i farmaci inibitori dell’enzima fosfodiesterasi-5, come il Viagra e il Cialis, ma in alcuni casi è possibile ricorrere anche alle terapie iniettive e alle protesi peniene. Tutte queste soluzioni possono comportare degli effetti collaterali, e per questo ricercatori di tutto il mondo stanno lavorando da anni per cercare metodi più efficaci e meno invasivi per recuperare l’erezione.

Le staminali dell’amore

I ricercatori danesi hanno messo a punto una terapia basata sull’iniezione di staminali dello stesso paziente: le cellule vengono isolate dal grasso addominale (prelevato attraverso una liposuzione in anestesia generale) e vengono poi iniettate nel corpo cavernoso, ovvero la regione interna del pene dotata di una struttura spugnosa che si gonfia di sangue durante l’erezione. Il tutto viene fatto nell’arco di una giornata e consente di ritornare subito a casa, senza alcun tipo di ricovero.

La sperimentazione

Per verificare l’eventuale tossicità del trattamento, i ricercatori hanno condotto uno studio clinico su 21 pazienti colpiti da disfunzione erettile dopo l’asportazione chirurgica della prostata. A distanza di sei mesi dall’iniezione di staminali, nessun paziente ha mostrato eventi avversi, mentre otto uomini su 21 sono riusciti a recuperare un’erezione sufficiente ad avere rapporti sessuali. Questa conquista era ancora presente dopo 12 mesi, il che potrebbe significare che la terapia offre risultati che si mantengono nel tempo. Niente da fare, invece, per i pazienti che dopo la prostatectomia radicale erano pure diventati incontinenti: per loro l’iniezione di staminali ha determinato un leggero miglioramento insufficiente però a recuperare le attività sotto le lenzuola.

Servono nuovi studi

«Siamo soddisfatti di questi risultati preliminari – commenta la coordinatrice dello studio, Martha Haahr – soprattutto perché questi pazienti non avevano avuto benefici dai trattamenti farmacologici tradizionali. Con l’iniezione di staminali, invece, hanno avuto buone erezioni per i 12 mesi seguenti: ciò potrebbe significare che la terapia potrebbe rappresentare una soluzione a lungo termine. Questa opzione potrebbe essere valida anche per uomini diventati impotenti per altre cause diverse dalla prostatectomia, ma dobbiamo ricordare che il nostro per ora è soltanto un piccolo studio, senza un gruppo di controllo. Siamo ancora lontani dall’offrire una soluzione pronta da usare in ambito clinico».

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