Ipotiroidismo: meno esami di controllo con la levotiroxina liquida

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Ipotiroidismo levotiroxina liquida

Un recente studio ha registrato le ricadute cliniche sui pazienti e sul Sistema Sanitario Nazionale del passaggio dalla terapia in compresse alle formule liquide

Da quando sul mercato esiste la formulazione liquida di levotiroxina, le persone con ipotiroidismo hanno una migliore qualità di vita e una maggiore aderenza alla terapia. Non solo: secondo un studio recentemente pubblicato su Endocrine, le persone ipotiroidee potrebbero necessitare anche di un minor numero di esami di laboratorio per il controllo del TSH dopo il passaggio dalla terapia con compresse alla formulazione liquida, soprattutto in presenza di fattori che possono alterare l’assorbimento delle compresse (per esempio l’assunzione di altri farmaci o il poco rispetto degli intervalli di orario tra l’assunzione della levotiroxina e la colazione).

Lo studio

Lo studio pubblicato su Endocrine ha visto la collaborazione delle Università di Messina, Napoli e Bologna e l’IRCCS Casa Sollievo della sofferenza di S. Giovanni Rotondo ed è stato messo a punto per valutare le ricadute cliniche sui pazienti del passaggio da una formulazione ad un’altra e per comprendere anche l’impatto economico sul Servizio Sanitario Nazionale. I ricercatori hanno analizzato i dati delle prescrizioni mediche dal 1 gennaio 2009 al 30 ottobre 2015 nei database amministrativi di un Asl del Sud Italia e hanno identificato più di 56.000 soggetti in trattamento con levotiroxina, di cui il 97,9% segue la terapia in compresse e solo il 6,1% la terapia liquida. I benefici della seconda terapia sono ormai assodati e sostenuti da tutta la comunità scientifica, ma va considerato che la formulazione liquida è disponibile sul mercato dal 2012 e i pazienti a cui viene prescritta stanno gradualmente aumentando.

In aumento le prescrizioni di levotiroxina liquida

L’analisi degli utilizzatori ha rilevato che le formulazioni liquide sono preferite nei soggetti più giovani e nei pazienti in trattamento con altri farmaci, che possono interagire con l’assorbimento delle compresse. Un problema superato dalle formulazioni liquide, che non risentono né delle interazioni con altri medicinali, né con cibo, caffè e diverse condizioni cliniche come patologie gastrointestinali, intolleranza al lattosio e infezioni da Helicobacter Pylori.

Meno test del TSH

«Nel periodo preso in considerazione circa 1950 pazienti sono passati dalle compresse alle formulazioni liquide» spiega Gianluca Trifirò, Ricercatore Farmacologo dell’Università di Messina e coordinatore dello studio. «Per valutare le ricadute cliniche di questo passaggio, è stato valutato il numero di test del TSH prima e dopo ed è stato rilevato che nei i pazienti passati alle formulazioni liquide si è significativamente ridotto il numero di esami di controllo della funzionalità tiroidea».

Verso una stabilizzazione dei livelli ormonali

«Una diminuita richiesta e frequenza del test del TSH, potrebbe significare livelli ormonali tiroidei più stabili e un paziente con un maggiore livello di benessere legato a ridotta sintomatologia da ipotiroidismo» aggiunge Gerardo Medea, Responsabile area metabolica di SIMG, Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie. «Un paziente ipotiroideo in equilibrio ormonale può significare anche meno accessi negli ambulatori dei medici di medicina generale e meno controlli di laboratorio con un evidente vantaggio in qualità della vita per il paziente e un risparmio per il Servizio Sanitario Nazionale».

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